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giovedì 9 maggio 2019

Storie di "ordinaria" disumanità

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Parliamo di immigrazione, no, mi correggo, di migranti....mi correggo ancora: di "persone", esseri umani come me, come te che leggi e come quelli che non vogliono leggere perché hanno già 'una loro idea' in proposito. Esseri umani, dicevo, che in questo periodo storico (si, purtroppo, tutto questo passerà alla Storia! E noi tutti, nessuno escluso, saremo gli uomini che hanno fatto questa Storia...i posteri ci ricorderanno e ci giudicheranno anche per questo!) si trovano a vivere momenti bui, difficili....spesso impossibili, che mettono a rischio la loro sopravvivenza, quella delle loro famiglie, quella dei loro figli...dei loro figli. 
Uomini e donne, popolazioni intere che, senza nessuna colpa rispetto alla loro situazione, attraversano questo periodo così come attraversano regioni, stati e mari, a piedi, sui 'barconi', senza nessuna certezza...senza niente, vessati, maltrattati, picchiati, sfruttati, relegati, violentati, uccisi (aiutatemi a trovare altri termini) da altri 'esseri (dis)umani'.
Noi che facciamo? Che facciamo! 
Per molti di noi l'argomento ci interessa solo per la 'rilevanza politica': immigrati si, immigrati no, immigrati forse...a certe condizioni, vengono qui solo per delinquere (tutti?), risolviamo i loro problemi al paese loro, (anche qui aiutatemi a trovare altre espressioni che sentiamo), al solo fine, nella maggior parte dei casi, di creare schieramenti di elettori che poi garantiranno (forse) una 'poltrona' nei luoghi che 'contano' (Parlamenti, Senati,...), e non per occuparsi di loro (gli immigrati) e neppure per occuparsi realmente e senza falsità degli elettori stessi, ma principalmente, per assecondare privilegi particolari (leggi: di parte), per assecondare i 'poteri forti', quelli delle regole dell'economia, del profitto, della finanza...della 'nuova schiavitù' come la chiamo io...e saremo sempre di più ad essere schiavi di questo 'sistema', ma spesso non ce ne rendiamo conto pienamente, affaccendati in mille problematiche quotidiane o spensierati nella nostra posizione agiata, siamo 'distratti' da altro, molto più futile ma immediato, molto di parte (la nostra personale)...e come bamboline ci lasciamo pettinare ignorando che un domani, come si fa con le bamboline, ci staccheranno un braccio, ci toglieranno il vestitino, ci strapperanno i capelli, ci metteranno in una soffitta e poi...in una discarica.

La mia non è, e non vuole essere, una riflessione 'politica', 'schierata', non mi interessa davvero! E neppure religiosa. 
E' solo una riflessione 'umana' che qualsiasi essere umano, a mio modo di vedere, se tale ancora si ritiene, dovrebbe fare.
Non voglio neppure dire di metterci nei 'loro panni', vorrei piuttosto che 'loro' (già definendoli così se ne prendono le distanze, ahimè!) si mettessero nei nostri, fossero nei nostri panni e lottassero con noi per migliorare questo mondo che è sempre più maleodorante e ci avvicina sempre di più, con le sue logiche, le sue regole, all'(auto)estinzione!...pensate che 'geni' che siamo!

Veniamo al dunque. 

Tra tante cose che si dicono, si scrivono, tra tanti fatti, esperienze, che ci arrivano nelle più variegate forme di comunicazione di massa di cui oggi disponiamo (troppo spesso male a mio avvivo, ma tant'è!), oggi mi dilungo nella lettura di un post in un social che non ho 'potuto' ignorare, non ho potuto non leggere fino in fondo. Non conosco la persona, l'essere umano che l'ha scritto, tra l'altro l'ha pubblicato in modalità 'non condivisibile' a scanso di equivoci (e spero non me ne vorrà e non mi denuncerà se l'ho copiato e incollato nel mio blog) ma per come è scritto mi è piaciuto, sicuramente è una ragazza molto giovane e questo mi rincuora, mi da ancora una speranza, visto che mi ha fatto provare un profondo disagio umorale e mille pensieri.....
Vorrei che lo leggesse anche qualcun altro, che lo riproducesse, non so perché di preciso, ma so che dopo averlo letto sarà difficile, per chiunque e per qualsiasi suo pensiero consolidato in proposito, rimanere come prima.




Questo è un post su FB di Virginia di Vivo
Studentessa in Medicina


"Mi reco molto assonnata al congresso più inflazionato della mia carriera universitaria, conscia che probabilmente mi addormenterò nelle file alte dell’aula magna. Mi siedo, leggo la scaletta, la seconda voce è “sanità pubblica e immigrazione: il diritto fondamentale alla tutela della salute”. Inevitabilmente penso “e che do bali”. Accendo Pokémon Go, che sono sopra una palestra della squadra blu. Mi accingo a conquistarla per i rossi. Comincia a parlare il tale Dottor Pietro Bartolo (*), che io non so chi sia. Non me ne curo. Ero lì che tentavo di catturare un bulbasaur e sento la sua voce in sottofondo: non parla di epidemiologia, di eziologia, non si concentra sui dati statistici di chissà quale sindrome di lallallà. Parla di persone. Continua a dire “persone come noi”. Decido di ascoltare lui con un orecchio e bulbasaur con l’altro. Bartolo racconta che sta lì, a Lampedusa, ha curato 350mila persone, che c’è una cosa che odia, cioè fare il riconoscimento cadaverico. Che molti non hanno più le impronte digitali. E lui deve prelevare dita, coste, orecchie. Lo racconta: ”Le donne? Sono tutte state violentate. TUTTE. Arrivano spesso incinte. Quelle che non sono incinte non lo sono non perché non sono state violentate, non lo sono perché i trafficanti hanno somministrato loro in dosi discutibili un cocktail antiprogestinico, così da essere violentate davanti a tutti, per umiliarle. Senza rischi, che le donne incinte sul mercato della prostituzione non fruttano”. Mi perplimo.
Ma non era un congresso ad argomento clinico? Dove sono le terapie? Perché la voce di un internista non mi sta annoiando con la metanalisi sull'utilizzo della sticazzitina tetrasolfata? Decido di mollare bulbasaur, un secondino, poi torno Bulba, devo capire cosa sta dicendo questo qua.
“Su questi barconi gli uomini si mettono tutti sul bordo, come una catena umana, per proteggere le donne, i bambini e gli anziani all'interno, dal freddo e dall'acqua. Sono famiglie. Famiglie come le nostre”.
Mostra una foto, vista e rivista, ma lui non è retorico, non è formale. È fuori da ogni schema politically correct, fuori da ogni comfort zone.
“Una notte mi hanno chiamato: erano sbarcati due gommoni, dovevo andare a prestare soccorso. Ho visitato tutti, non avevano le malattie che qualcuno dice essere portate qui da loro. Avevano le malattie che potrebbe avere chiunque. Che si curano con terapie banali. Innocue. Alcuni. Altri sono stati scuoiati vivi, per farli diventare bianchi. Questo ragazzo ad esempio”, mostra un’altra foto, tutt'altro che vista e rivista. Un giovane, che avrà avuto 15/16 anni, affettato dal ginocchio alla caviglia.
Mi dimentico dei Pokémon.
“Lui è sopravvissuto agli esperimenti immondi che gli hanno fatto. Suo fratello, invece, non ce l’ha fatta. Lui è morto per essere stato scuoiato vivo”.
Metto il cellulare in tasca.
”Qualcuno mi dice di andare a guardare nella stiva, che non sarà un bello spettacolo. Così scendo, mi sembrava di camminare su dei cuscini. Accendo la torcia del mio telefono e mi trovo questo..”
Mostra un’altra foto.
Sembrava una fossa comune. Corpi ammassati come barattoli di uomini senza vita.
“Questa foto non è finta. L’ho fatta io. Ma non ve la mostrano nei telegiornali. Sono morti li, di asfissia. Quando li abbiamo puliti ho trovato alcuni di loro con pezzi di legno conficcati nelle mani, con le dita rotte. Cercavano di uscire. Avevano detto loro che siccome erano giovani, forti e agili rispetto agli altri, avrebbero fatto il viaggio nella stiva e poi, con facilità, sarebbero usciti a prendere aria presto. E invece no. Quando l’aria ha cominciato a mancare, hanno provato ad uscire dalla botola sul ponte, ma sono stati spinti giù a calci, a colpi in testa. Sapeste quanti ne ho trovati con fratture del cranio, dei denti.
Sono uscito a vomitare e a piangere. Sapeste quanto ho pianto in 28 anni di servizio, voi non potete immaginare”.
Ora non c’è nessuno in aula magna che non trattenga il fiato, in silenzio.
“Ma ci sono anche cose belle, cose che ti fanno andare avanti. Una ragazza. Era in ipotermia profonda, in arresto cardiocircolatorio. Era morta. Non avevamo niente. Ho cominciato a massaggiarla. Per molto tempo. E all'improvviso l’ho ripresa. Aveva edema, di tutto. È stata ricoverata 40 giorni. Kebrat era il suo nome. È il suo nome. Vive in Svezia. È venuta a trovarmi dopo anni. Era incinta” ci mostra la foto del loro abbraccio.
“..Si perché la gente non capisce. C’è qualcuno che ha parlato di razza pura. Ma la razza pura è soggetta a più malattie. Noi contaminandoci diventiamo più forti, più resistenti. E l’economia? Queste persone, lavorando, hanno portato miliardi nelle casse dell’Europa. E io aggiungo che ci hanno arricchito con tante culture. A Lampedusa abbiamo tutti i cognomi del mondo e viviamo benissimo. Ci sono razze migliori di altre, dicono. Si, rispondo io. Loro sono migliori. Migliori di voi che asserite questo”.
Fa partire un video e descrive:”Questo è un parto su una barca. La donna era in condizioni pietose, sdraiata per terra. Ho chiesto ai ragazzi un filo da pesca, per tagliare il cordone. Ma loro giustamente mi hanno risposto “non siamo pescatori”. Mi hanno dato un coltello da cucina. Quella donna non ha detto bau. Mi sono tolto il laccio delle scarpe per chiudere il cordone ombelicale, vedete? Lei mi ringraziava, era nera, nera come il carbone. Suo figlio invece era bianchissimo. Si perché loro sono bianchi quando nascono, poi si inscuriscono dopo una decina di giorni. E che problema c’è, dico io, se nascono bianchi e poi diventano neri? Ha chiamato suo figlio Pietro. Quanti Pietri ci sono in giro!”.
Sorridiamo tutti.
“Quest’altra donna, invece, è arrivata in condizioni vergognose, era stata violentata, paralizzata dalla vita in giù... Era incinta. Le si erano rotte le acque 48 ore prima. Ma sulla barca non aveva avuto lo spazio per aprire le gambe. Usciva liquido amniotico, verde, grande sofferenza fetale. Con lei una bambina, anche lei violentata, aveva 4 anni. Aveva un rotolo di soldi nascosto nella vagina. E si prendeva cura della sua mamma. Tanto che quando cercavo di mettere le flebo alla mamma lei mi aggrediva. Chissà cosa aveva visto. Le ho dato dei biscotti. Lei non li ha mangiati. Li ha sbriciolati e ci imboccava la mamma. Alla fine le ho dato un giocattolo. Perché ci arrivano una montagna di giocattoli, perché la gente buona c’è. Ma quella bimba non l’ha voluto. Non era più una bambina ormai.”
Foto successiva.
“Questa foto invece ha fatto il giro del mondo. Lei è Favour. Hanno chiamato da tutto il mondo per adottarla. Lei è arrivata sola. Ha perso tutti: il suo fratellino, il suo papà. La sua mamma prima di morire per quella che io chiamo la malattia dei gommoni, che ti uccide per le ustioni della benzina e degli agenti tossici, l’ha lasciata ad un’altra donna, che nemmeno conosceva, chiedendole di portarla in salvo. E questa donna, prima di morire della stessa sorte, me l’ha portata. Ma non immaginate quanti bambini, invece, non ce l’hanno fatta. Una volta mi sono trovato davanti a centinaia di sacchi di colori diversi, alcuni della Finanza, alcuni della polizia. Dovevo riconoscerli tutti. Speravo che nel primo non ci fosse un bambino. E invece c’era proprio un bambino. Era vestito a festa. Con un pantaloncino rosso, le scarpette. Perché le loro mamme fanno così. Vogliono farci vedere che i loro bambini sono come i nostri, uguali”.
Ci mostra un altro video. Dei sommozzatori estraggono da una barca in fondo al mare dei corpi esanimi. “Non sono manichini” ci dice.
Il video prosegue.
Un uomo tira fuori dall'acqua un corpicino. Piccolo. Senza vita. Indossava un pantaloncino rosso. “Quel bambino è il mio incubo. Io non lo scorderò mai”.
Non riesco più a trattenere le lacrime.
E il rumore di tutti coloro che, alternandosi in aula, come me, hanno dovuto soffiarsi il naso.
“E questo è il risultato” ci mostra l’ennesima foto. “368 morti. Ma 367 bare. Si. Perché in una c’è una mamma, arrivata morta, col suo bambino ancora attaccato al cordone ombelicale. Sono arrivati insieme. Non abbiamo voluto separarli, volevamo che rimanessero insieme, per l’eternità”.
Penso che possa bastare così. E questo è un estratto. Si, perché il Dottor Bartolo ha parlato per un’ora. Gli altri relatori hanno lasciato a lui il loro tempo. Nessuno ha osato interromperlo. E quando ha finito tutti noi, studenti, medici e professori, ci siamo alzati in piedi e abbiamo applaudito, per lunghi minuti. E basta. Lui non ha bisogno di aiuto, “non venite a Lampedusa ad aiutarci, ce l’abbiamo sempre fatta da soli noi lampedusani. Se non siete medici, se non sapete fare nulla e volete aiutare, andate a raccontare quello che avete sentito qui, fate sapere cosa succede a coloro che dicono che c’è l’invasione. Ma che invasione!”.
E io non mi espongo, perché non so le cose a modo. Ma una cosa la so. E cioè che questo è vergognoso, inumano, vomitevole. E non mi importa assolutamente nulla del perché sei venuto qui, se sei o no regolare, se scappi dalla guerra o se vieni a cercare fortuna: arrivare così, non è umano. E meriti le nostre cure. Meriti un abbraccio. Meriti rispetto. Come, e forse più, di ogni altro uomo."


Ti consiglio questo VIDEO(**)

QUESTO E' PER TE!

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SE SEI ARRIVATO A LEGGERE FINO A QUI, CREDO 
CHE ANCHE TU SEI ANCORA UN ESSERE UMANO! 
GRAZIE, MI SENTO MENO SOLO.


(*) L'intervento al congresso medico del Dott. Pietro Bartolo in versione integrale è visibile a questo link: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2404678213134737&id=170691026700093&hc_location=ufi

(**) Il video è stato pubblicato su YouTube e postato nella fanpage ufficiale di Fiorella Mannoiahttps://www.facebook.com/fiorellamannoiasudfanpage 

venerdì 1 settembre 2017

1 Settembre 1977 - Il primo esame



Una data che difficilmente cancellerò dai miei ricordi. Esattamente 40 anni fa, all'età di 16 anni, iniziavo la mia vita lavorativa 'con responsabilità', ovvero dovevo essere io il responsabile di ciò che andava fatto e che facevo, ...non ero più l'aiutante di qualcuno. Fino ad allora avevo svolto (come molti altri miei compagni nati negli anni '60 da famiglie di origini modeste) lavoretti vari, concentrati nella stagione estiva (aiuto fioraio, aiuto imbianchino, aiuto barbiere,...), insomma quei lavoretti che consentivano di avere quattro spicci per comperare un gelato piuttosto che una gassosa, da condividere, necessariamente, con gli altri.
Nel frattempo, da un paio di anni, nelle altre stagioni, avevo iniziato ad aiutare l'operatore cinematografico del Cinema Parrocchiale San Girolamo a Perugia (oggi Zenith). Come tutti in quegli anni, amavo molto il cinema, i film (la TV aveva in programmazione un solo film a settimana se andava bene) così come altrettanto molto vuote erano le mie tasche. La soluzione di andare a trovare e ad aiutare l'Operatore (forse gli facevo pena visto che, quando non avevo soldi per pagarmi il biglietto, stavo lì fuori dalla tenda rossa della platea ad aspettare i miei amichetti che uscivano) mi consentiva, prima di tutto, di vedere il film gratis, ma anche di vedere e vivere il mondo magico che stava dietro le due feritoie che si vedono dalla platea: la cabina di proiezione ed il rumoroso, infuocato, enorme proiettore FEDI a elettrodi ramati (volgarmente detti 'carboni') che emanavano luce grazie al principio dell'arco voltaico riflesso in uno specchio concavo. Così, oltre a stare attento ai 'carboni' che si dovevano mantenere sempre ad una determinata distanza al fine di produrre l'illuminazione ottimale, cominciai anche a toccare e lavorare la pellicola, 'montare un film' (arrivava in parti volgarmente dette 'pizze' ed andava assemblato seguendo determinate regole ben precise, questo era 'il montaggio', e non potevi sbagliare altrimenti ...erano guai, ma soprattutto fischi interminabili dalla sala), controllare sprizzi, giunte, fuori-quadro, ...e quanto altro. Le pellicole allora erano praticamente disastrate (i film non ci arrivavano in prima visione quindi con pellicole nuove) a causa delle svariate volte che erano state utilizzate e dei trasporti che avevano subito. Acquisii molte nozioni e molta esperienza in questa sorta di apprendistato amichevole, al punto che, quando Mario, l'Operatore in carica, dovette smettere, il prete (Don Martino ancora vivo tra l'altro) mi chiese se me la fossi sentita di lavorare io al suo posto, il compenso era misero (anzi miserissimo), niente contributi, ... ma chi se ne fregava? Non ebbi il minimo dubbio, anche se il 20 settembre sarebbe iniziata di nuovo la scuola (dovevo frequentare il 4° superiore), con gli orari ci sarei rientrato alla grande, ma anche con grande sacrificio per la mia età; poi c'erano sempre i lunedì ed i mercoledì liberi in quanto il cinema era chiuso. Quel giovedì 1 settembre 1977 era la riapertura del Cinema dopo la pausa estiva, in programmazione c'era un film western (manco a dirlo!) "Sartana nella valle degli avvoltoi" ed io, per la prima volta, dovevo fare in modo che la proiezione avvenisse nel migliore dei modi. Quella parola 'avvoltoi' sembrava un monito. Gli esami che ho dovuto sostenere dopo, nella mia vita, non sono stati nulla rispetto a quello di quel giorno. Non dormii tutta la notte per l'agitazione, iniziai la mattina a montare il film, ricontrollandolo numerose volte. Praticamente 'mi cagavo sotto'. Immaginavo che sarei stato sommerso di fischi al primo fuori-quadro, alla prima rottura della pellicola, al primo imbrunimento della luce, ...insomma al primo malfunzionamento spesso non dovuto a tua incapacità ma a problemi oggettivi legati alla pellicola (un film di due ore ha una pellicola lunga circa tre kilometri!), e che i fischi sarebbero continuati fintanto che la proiezione non fosse ripresa. Lavoro ingrato questo! Nessuno spettatore si rendeva conto che c'era qualcuno che gli faceva vedere il film fintanto che non succedeva qualcosa per fischiargli contro. Sapevo di essere da solo, nessuno poteva aiutarmi, ce la dovevo fare! ... E ce l'ho fatta! Due/tre fuori-quadro in tutto prontamente ristabiliti (neppure il tempo di fischiare gli ho lasciato!) e corretti dopo la prima proiezione! Alle 00,40 sono uscito dalla cabina che ero 'vuoto, la testa sembrava sconnessa al resto del mondo, ma felice! Si ero felice come uno scalatore che conquista una vetta. Non mi sono mai più sentito felice come quella notte (non me ne vogliano le mie ex fidanzate). Non ero felice per il lavoro appena iniziato e per l'eventuale guadagno, avevo superato il mio primo esame importante, il primo esame della vita.
Questo lavoro l'ho continuato per diversi anni, ed in diversi cinema di Perugia e Provincia, ho potuto proseguire gli studi superiori e universitari, ho sacrificato molto ma ho raccolto anche molto. Soprattutto sono ancora vivo. Oggi non si proietta più con la pellicola. Il digitale fa si che con una chiavettina USB ed un codice il film va da solo. Niente di male, aspettiamo il prossimo esame.

mercoledì 12 luglio 2017

Le ville al mare dei nullatenenti e i nostri conti che non tornano




Dovremmo averci fatto l'abitudine ad apprendere certe notizie, in realtà l'abitudine ce l'hanno fatta solo i falsi  'nullatenenti', e quindi 'il popolo' degli evasori, del nostro Bel Paese. Rileggendo un articolo di qualche anno fa è sorprendente come le cose non solo non siano cambiate, ma, agli evasori fiscali, si sono aggiunti i saccheggi delle banche, le 'ricette' dell'Europa, le regole delle lobbies finanziarie ormai venute allo scoperto, mentre avanza spedita la riforma Monti/Fornero delle pensioni, la quale non solo costringe ad andare in pensione con il sistema 'contributivo' (e non più retributivo) a 68 anni abbondanti (ma questo limite verrà spostato in avanti in base alle aspettative di vita che sentenzierà l'ISTAT ovvero l'Istituto manovrato dal governo stesso), ma che ogni anno diminuisce i coefficienti di trasformazione (le percentuali da applicare al montante contributivo in base all'età che determinano l'importo dell'assegno) nonostante la rivalutazione del montante di contributi versati segni un tasso zero (ovvero non si rivaluta di un centesimo, anzi, nel 2016 il tasso è negativo pertanto la differenza verrà assorbita dal prossimo tasso attivo ... se ci sarà). E pensare che il tasso di rivalutazione viene calcolato in base all'andamento del PIL su base quinquennale. Che c'entra - direte voi - l'evasione fiscale con le pensioni, l'età pensionabile, il montante contributivo, il coefficiente di trasformazione? Molto semplice! L'evasione fiscale annua in Italia è stimata intorno ai 100 miliardi di euro (300 miliardi di reddito non dichiarato) che da soli rappresentano il 5,88 di PIL  (17,65 se considerassimo il reddito non dichiarato), a ciò dovremmo aggiungere il lavoro nero e il business delle mafie, etc. ma ci sarebbe da scrivere un trattato e non un semplice articolo ..., se a ciò aggiungiamo che la maggior parte di questi danari sottratti al fisco se ne vanno all'estero e quindi non vengono investiti nell'economia italiana creando quell'effetto moltiplicatore in termini di sviluppo delle aziende (attraverso il credito) e creazione di posti di lavoro che a loro volta spingono in alto i consumi, il gioco è fatto e i nostri conti non tornano!

Nel 2015 gli italiani che vivevano in povertà assoluta erano circa 4.600.000 (ISTAT) e circa 10.000.000 i border line, ovvero leggermente sopra tale soglia (stiamo parlando del 25% della popolazione e questa percentuale non può essere considerata un 'dato marginale'). Anziché rafforzare il servizio e lavorare seriamente nella lotta all'evasione, si spiccano cartelle Equitalia che fanno lievitare le sanzioni in maniera esponenziale (abolita Equitalia 'il servizietto' viene reso dall'Agenzia delle Entrate - Riscossioni alla quale è stato dato persino il potere di prelevare direttamente dal conto del malcapitato). Si fanno manovrine e manovrette per rastrellare qualche miliardo di qua e di la sempre dalle stesse tasche (quelle dei contribuenti ovvero di chi lavora e suda onestamente, di chi percepisce una pensione ai limiti del sostentamento, di chi ha una piccola attività nella quale il 'socio' Stato si prende oltre il 65%) lasciando intatte, anzi rimpinguando, le tasche dei soliti noti (ma ignoti al fisco). Eppure i fatti che riporto di seguito sono visibili a tutti e tutti ne conoscono nome e cognome, ma, nonostante ciò, con una serie rocambolesca di provvedimenti, leggine e leggette, le cose rimangono tali e quali. Certo, in parte ce lo meritiamo, li votiamo noi! Mentre loro ti creano falsi nemici (immigrati), ti informano senza informarti sulle verità, ti trastullano con omicidi, femminicidi, processi che non finiranno mai, crolli, catastrofi, terremoti, alluvioni, iperfibra, alta velocità, sport, calcio (tanto calcio), .... mentre ti intrattengono con questi argomenti, fomentano le ruberie tipiche del nostro paese e dei nostri governanti.



"Se vedete un signore a bordo di una fiammante fuoriserie varcare il cancello di una lussuosa villa che ha appena affittato a Porto Cervo, Capri, Forte dei Marmi, Positano, oppure, perché no, Portofino e Taormina, farete bene a compatirlo: nel 47% dei casi, secondo Contribuenti.it. è nullatenente o pensionato con la social card nel portafoglio. Accanto, s'intende, a una carta di credito oro ben fornita, trattandosi evidentemente di evasori o loro prestanome. Ma è possibile che in questo Paese la faccia tosta sia una caratteristica tanto diffusa? Purtroppo lo è anche di più. Diversamente quello del «finto povero» non sarebbe diventato uno sport nazionale. Basta scorrere le notizie che finiscono in due righe in fondo a una pagina di giornale. Una volta la Guardia di finanza ha pizzicato a Siena un signore che aveva chiesto il contributo per pagare la pigione spettante agli indigenti: aveva due ville e quattro appartamenti. Proprio così. In un'altra occasione è stato sufficiente controllare a fondo il parco macchine di un caseggiato popolare per scoprire fra gli assegnatari degli alloggi i proprietari, rispettivamente, di una Porsche Carrera, una Jaguar e un Suv Volkswagen Tuareg. E questo a Padova, non a Napoli, dove il 59,9% degli occupanti abusivi delle abitazioni Iacp e addirittura il 78% di quelli comunali dichiara di vivere d'aria. D'altra parte, come si spiegherebbero le stime, probabilmente vere per difetto, che qualificano l'Italia come la Patria degli evasori: dove 300 miliardi di euro l'anno di imponibile sfuggono completamente alla Finanza, con il risultato di veder sfumare incassi per almeno 100 miliardi? Per inciso, si tratta di una volta e mezzo la somma che ogni dodici mesi paghiamo per interessi sul nostro gigantesco debito pubblico. Una situazione, sia chiaro, che il fisco conosce fin troppo bene. Basta ricordare le parole con cui il ministro dell'Economia Giulio Tremonti denunciò nel maggio 2004 durante una infuocata riunione della maggioranza di centrodestra la scandalosa contraddizione fra le appena 17 mila persone che allora dichiaravano un reddito superiore a 300 mila euro e le 230 mila auto di lusso uscite ogni anno dai concessionari: 13 volte e mezzo di più. Il fatto è che da allora le cose non sono certamente migliorate in modo radicale. Non è questa la sede per indagare sulle ragioni. Ma è un fatto che nel 2007 il numero dei contribuenti con un reddito superiore a 200 mila euro non superava 76 mila, cioè lo 0,18% del totale. Esattamente, 75.689. E il 56,8% di loro, ossia più di 43 mila, erano lavoratori dipendenti, mentre il 25% era rappresentato da pensionati: 18.811. Sapete quanti invece fra i due milioni e passa di «percettori di reddito d'impresa» dichiaravano di aver incassato oltre 200 mila euro? Soltanto 6.253. Per non dire delle società. A guardare i numeri verrebbe da pensare che fra gli imprenditori italiani ci siano eserciti di masochisti. Le società di capitali che hanno chiuso il bilancio 2007 (quello prima della grande crisi) in perdita sono state addirittura il 45% del totale (con la de-penalizzazione del 'falso in bilancio' lo abbiamo di fatto autorizzato pure! nota mia). Tutti sfortunati, incapaci, sprovveduti? Oppure furbacchioni? 
Fatevi un giro nelle banche dati delle Camere di commercio, e scoprirete che l'Italia è anche la Patria delle società di comodo. Quelle che vengono create da privati cittadini per custodire dietro uno schermo societario la proprietà della barca, della casa, della villa al mare. E chiudere il bilancio in perdita, in questi casi, è un toccasana fiscale mica da ridere. Senza parlare delle scatole costituite al solo scopo di rastrellare falsi crediti Iva: ma questa non è evasione, è truffa. Va da sé che una società già non particolarmente predisposta, anche per ragioni storiche, alla fedeltà fiscale, di tutto avrebbe bisogno tranne che di ulteriori incentivi a non rispettare le regole. I quali però, negli ultimi trent'anni, sono stati assai frequenti. I condoni fiscali, per esempio. Dal 1982 ce ne sono stati tre di quelli tombali, senza che l'effetto positivo tanto decantato ogni volta, quello di «far emergere base imponibile» sia stato tangibile. Anzi. Che gli evasori, una volta regolate le pendenze passate con il fisco, ovviamente senza nemmeno subire le sanzioni che avrebbero meritato, si «immergano» di nuovo aspettando il prossimo condono, è ormai accertato. Guardiamo la vicenda del cosiddetto scudo fiscale. La prima opportunità offerta nel 2002-2003 a chi aveva illegalmente esportato capitali all'estero senza pagarci le tasse diede un risultato clamoroso: vennero regolarizzati circa 70 miliardi di euro, che per il 60% erano stati portati in Svizzera da cittadini residenti in Lombardia. «Pochi giorni e poi partiranno controlli severissimi», proclamò il fisco. Per dissuadere gli evasori nostrani e i finti poveri con la mania delle banche offshore dal riprendere l'odioso traffico, Tremonti minacciò di installare le telecamere davanti alle frontiere elvetiche. Trascorsi appena sei anni, ecco un nuovo scudo fiscale, con risultati ancora più clamorosi. I miliardi di euro regolarizzati, questa volta, sono stati ben 106: molti di questi, è prevedibile, usciti dall'Italia dopo il 2003. Per andare da dove a dove? Ancora una volta in gran parte dalla Lombardia verso la Svizzera. Ancora... alla faccia delle telecamere." 
Sergio Rizzo*




mercoledì 5 luglio 2017

UJ 17 a numero chiuso! A quando il coprifuoco?





Quando la cura può essere più dannosa del male!

Prendi una Circolare Ministeriale, metti un Prefetto che la interpreta ed un Questore che la applica ‘alla lettera’, aggiungi il silenzio delle Amministrazioni locali  e il gioco è fatto!

Saranno massimo 4.800 i ‘privilegiati’ che potranno assistere agli eventi musicali gratuiti in Piazza IV Novembre



 e 1.500 per quelli che si terranno ai Giardini Carducci.



Questi i numeri resi noti ieri, a 3 giorni dall'inizio della kermesse jazzistica perugina, la più importante d’Italia nel suo genere, con fama e risonanza internazionale, fiore all'occhiello di Perugia e della ‘peruginità’. Già, proprio ieri! Mentre il Parlamento su richiesta dei Parlamentari umbri, approvava un finanziamento stabile, annuale,  di 1.000.000 di euro a sostegno dell’organizzazione della manifestazione (oggi sarà approvato in Senato); una sorta di riconoscimento (direbbero alcuni) al buon operare costruito in oltre 40 anni di storia di UJ; una sorta di risarcimento (direbbero altri) per continuare la sperimentazione (non tanto dell’efficacia quanto delle reazioni del popolo) del ‘numero chiuso’ nelle manifestazioni che coinvolgono numerose persone. Persone che ‘si assembrano’ per condividere un interesse, una passione, un momento di cultura ma anche di spensieratezza, per alcuni avventori è addirittura ‘la vacanza’ utilizzando i giorni di ‘ferie’ maturati in un anno di lavoro; per le strutture ricettive ed i locali pubblici, i negozi, i trasporti e tutto l’indotto che una manifestazione così coinvolge a Perugia, ma perché non dire in tutta la regione, una sorta di ‘bonus’ annuale che risolleva i bilanci delle attività, quest’anno martoriati più che mai, complici anche gli eventi sismici della fine estate scorsa. Doveva essere un modo per esorcizzare i danni (non solo alle strutture) del terremoto e rilanciare l’appeal della nostra città e della nostra regione. Ma così non sarà! O almeno, lo sarà solo in parte.

SAFETY FIRST! La sicurezza innanzi tutto! Ci mancherebbe! Ma la prevenzione/cura più efficace può essere questa? Non lo credo! Non credo che  limitare gli accessi ad una Piazza determini un ‘rischio zero’. Per quanto ne sappia io, in mezzo ai 4.800 (o 1.500) potrebbero esserci ugualmente deficienti (come a Torino), attentatori, scippatori, spacciatori e quanto altro. Certo mettendoli tutti in fila per accedere al luogo dell’evento nei punti predisposti sarà più facile controllarli, ‘scannerizzarli’, perquisirli, … ma la certezza del non rischio non si avrà. Si potranno solo limitare eventuali danni o incidenti e neppure di questo sono certo, dal momento che, vista la conformazione urbanistica del nostro centro cittadino: le viuzze, le poche vie di accesso (che sono, inevitabilmente, anche vie di fuga), saranno ingorgate di gente che preme per entrare o aspetta che il ‘conta-persone’ segnali un posto libero, e si spera che mai e poi mai ci fosse la necessità di ‘sgomberare’ frettolosamente la 
piazza per un pericolo (o avvertito pericolo), situazione che non oso neppure immaginare quali e quanti danni possa arrecare alle persone stesse.

Stando così le cose (ma il mio è solo un punto di vista e neppure ‘autorevole’ o da ‘addetto ai lavori’), viene da pensare che le stesse misure debbano essere (o saranno) approntate anche per le manifestazioni di piazza, per i comizi, per le manifestazioni sportive (basti guardare uno stadio pieno e gli oggetti che sfuggono ai controlli, il numero di uscite di sicurezza, ed immaginare una situazione di panico), per i concerti rock (220.000 a Modena filtrati, controllati, 1.500 uomini delle forze dell’ordine impiegati e, nonostante ciò, dentro c’era di tutto), insomma per qualsiasi occasione che possa attrarre un numero di persone non quantificabile a priori.


Sembra di tornare indietro nel tempo, quando, in nome ‘dell’ordine pubblico’ si vietavano  “assembramenti, riunioni, manifestazioni di ogni tipo e non rispetto del coprifuoco”. Tanto vale per il futuro, per non correre rischi, istituire di nuovo anche il coprifuoco, così le nostre notti saranno più tranquille e nessuno si farà, o potrà fare, del male. 

La tecnica per imporre regole è sempre la stessa: trovare una scusa, un pretesto, un Cavallo di Troia che la gente possa trovare utile, e il gioco è fatto! Fine dei diritti e fine della libertà!”*.




Certo, una probabilità di rischio attentati ci può essere, una probabilità di procurato panico pure! Ma così come c’è una probabilità di cadere dalle scale, piuttosto che di essere coinvolti in un incidente stradale o di annegare al mare o in una piscina, ma non per questo limitiamo l’uso delle scale, il numero di auto che possono mettersi in marcia nello stesso momento, il numero di persone che possono entrare in acqua! No, mi correggo, per quest’ultima, proprio oggi in Parlamento si discute di limitare gli accessi alle spiagge pubbliche!

Saranno mica prove tecniche di regime? “…. la Costituzione vieta (a parole) l’apologia del fascismo, ma il problema è che la Costituzione non vieta leggi fasciste. La differenza non è neanche sottile e la connessione tra fascismo e le sue leggi dovrebbe essere talmente lineare che la sedicente democrazia non dovrebbe permettere né l’uno, né le altre. Invece ……..”*



*http://italianimbecilli.blogspot.com/2010/12/anche-bologna-divieto-di-assembramento.html

venerdì 23 giugno 2017

Perugia Pride Village 2017. Ma non eravamo tutti Charlie?



REVOCATO IL PATROCINIO DEL COMUNE DI PERUGIA ALLA MANIFESTAZIONE


Faccio fatica a capire se il problema è politico, religioso o di altra natura! Con giri di parole potrebbe essere l'uno, l'altro o l'altro ancora, oppure, sia l'uno che l'altro e l'altro ancora, fatto sta che la discussione (ne sono certo) si protrarrà a lungo e non contribuirà in alcun modo alla civile convivenza delle diverse anime che, come è normale che sia, esistono in una città la quale, pur se definita provinciale, è un capoluogo di regione e che da sempre ha accettato il cosmopolitismo, la libertà religiosa e la diversità in tutte le sue forme.

Ma veniamo ai fatti.

L'Omphalos pubblica in rete la locandina (visibile sopra), che poi verrà incriminata, per pubblicizzare il Perugia Pride Village 2017 il cui slogan è "si scrive laico, si legge libero", sicuramente per dare risalto all'evento e offrire uno spunto di riflessione alla società intera sul tema della laicità e dei diritti che la stessa associazione porta avanti; insomma una azione di marketing se vogliamo, con tanto di ideazione grafica. La locandina viene lanciata in rete attraverso i social. Un assessore regionale dell'opposizione, alzatosi una mattina e acceso lo smart, vede l'immagine e ci riconosce la Madonna (non una Drag Queen come sostengono i fautori) che stringe il Sacro Cuore e, sempre attraverso i social, ha protestato, così si è innescato il meccanismo del pro/contro, del confronto (più o meno colorito) sempre sui social, ... e fino a qui tutto normale, come è normale che di fronte a qualsiasi argomento le opinioni e i pareri possano essere diversi, variegati e contrastanti (molto spesso, ahimè, anche contraddittori). Siamo in un paese laico, libero e democratico, ci mancherebbe che tutti non abbiano il diritto di manifestare le proprie idee e le proprie opinioni, così come il proprio 'credo' e le proprie preferenze sessuali! Ma ciò che è opposizione in Regione è maggioranza in Comune (il quale aveva dato il patrocinio alla manifestazione); così, dietro le rimostranze dei 'credenti' della comunità, dapprima il sindaco Romizi chiede ad Omphalos il ritiro della locandina 'blasfema', Omphalos non lo fa (e non potrebbe più farlo visto che circolando in rete oramai l'immagine è di dominio pubblico) ed il Comune toglie il patrocinio alla manifestazione; questa, in sintesi, è la motivazione di Palazzo dei Priori: 



“Perugia è una grande città, nella quale il pensiero differente è una ricchezza che ci sollecita tutti i giorni. Con questo spirito non può che essere interpretato il riconoscimento del Patrocinio del Comune di Perugia alle più diverse manifestazioni di associazioni rappresentative del nostro dibattito civile. È bene precisarlo per chi, ancora, ogni tanto, esprime dubbi per questo o quell'altro Patrocinio, che non può essere inteso come sostegno e adesione totale della Comunità perugina ad un solo pensiero, ma è atto di dovuto riguardo a quella specifica espressione delle nostre più varie ricchezze civili. Però, non può essere banalizzata l’immagine, non rientrante nel materiale oggetto di patrocinio, con la quale, nei giorni scorsi, gli organizzatori del “Perugia Pride Village” hanno ritenuto di ricercare visibilità. La provocatoria caricatura di un’immagine sacra per i credenti costituisce una drastica rottura di quegli irrinunciabili principi di rispetto dell’altro, nei quali tutti dovrebbero riconoscersi; compreso chi si è lasciato andare ad inaccettabili insulti omofobi e compreso chi, strumentalmente ed ancora provocatoriamente, si è scagliato in maniera offensiva contro l’Amministrazione Comunale. La vera laicità, giova ricordarlo, non passa dalla legalizzazione della denigrazione dei simboli religiosi altrui ma pretende che ognuno sia pienamente rispettato nella sua scelta di credente o di non credente. Diviene, perciò, inevitabile procedere con la revoca di quel Patrocinio. È un atto dovuto alla nostra Perugia. A nessuno sia consentito interpretarlo quale atto ostile nei confronti dell’associazione Omphalos e dei diritti che sostiene, chi cercherà di farne motivo di propaganda riuscirà solo ad avvilire ulteriormente le ragioni che afferma. Nessuno esulti per questa revoca perché, pur doverosa, segnala una ferita nel nostro tessuto civile che dovremo essere tutti capaci di sanare al più presto”.


Ora, al di la delle frasi di rito circa la convivenza civile e quanto altro, il succo della questione pare essere (anzi 'è'): "....la provocatoria caricatura di un’immagine sacra per i credenti costituisce una drastica rottura di quegli irrinunciabili principi di rispetto dell’altro" e ancora: "denigrazione dei simboli religiosi altrui"   che sembrano tanto rievocare le motivazioni degli autori della strage nella sede di Charlie Ebdo, vignettista satirico considerato dai musulmani blasfemo per aver preso a soggetto Maometto, senza considerare che lo stesso potrebbe essere stato considerato blasfemo da tutte le religioni avendo fatto vignette su tutti i 'credo', compreso Papa e cattolici. Ma allora "on était tous Charlie" o quantomeno indifferenti! Oggi? Mi domando se lo siamo ancora! Mi domando dove sta la differenza tra le motivazioni musulmane che hanno portato all'uccisione del vignettista rispetto a quelle di una Amministrazione comunale che crea divieti a fronte di blasfemia (così giudicata in maniera arbitraria da una parte dei cittadini) che offenderebbe i credenti della comunità intera. Io personalmente, da credente, non mi sono sentito offeso, ma guai a chiamare questi credenti 'bigotti' perché non lo sono! Non è bigotto chi si scandalizza per una locandina che considera 'blasfema' e quindi discrimina e ne impedisce la sua divulgazione. Non è bigotto chi si professa credente e trasgredisce, con questa presa di posizione mascherata dalla rivendicazione del rispetto, il comandamento 'non uccidere', chissà magari 'credendo' che non uccidere significa non sparare, non strozzare qualcuno, ... insomma non uccidere fisicamente, trascurando che il concetto espresso dal comandamento è più ampio, ovvero "si uccide ogni qual volta si giudica, si isola, si discrimina, si odia, si parla male, .... di un fratello", soprattutto se questi è un 'non credente', in quanto un credente vero 'prega' per i non credenti, per i blasfemi, affinché questi vengano perdonati ed accolti dalla misericordia divina. Ma potremmo continuare all'infinito nel disquisire sul concetto di credente, blasfemo o bigotto, fatto sta che la 'presunta blasfemia' del manifesto sembra un pretesto più che una motivazione. Oltre tutto mi pare che le istituzioni cittadine della Chiesa non abbiano fatto neppure una nota sulla questione e credo che giudicare 'blasfemo' un qualcosa sia di loro propria competenza. Inoltre, nella stessa nota di Palazzo dei Priori, si legge: "Diviene, perciò, inevitabile procedere con la revoca di quel Patrocinio. È un atto dovuto alla nostra Perugia" sorge spontaneo domandarsi se quel "nostra" sia riferito effettivamente a tutta la comunità oppure sia un plurale maiestatis oppure per nostra si intende la loro, ovvero di quelli che hanno protestato.


Risultato: se una amministrazione comunale vieta (ordina il ritiro) una locandina che la stessa amministrazione reputa 'blasfema' per tutelare le sensibilità ed il rispetto dei credenti (ma solo alcuni dal momento che come me molti altri credenti non si sono sentiti offesi o non rispettati) della comunità, perché, ad esempio, poi partecipa in pompa magna a processioni e celebrazioni liturgiche con lo stendardo della Città, in rappresentanza della comunità intera quindi, senza tutelare i non credenti della stessa che potrebbero sentirsi offesi? Mah, vallo a sapere! Sta di fatto che di errori mi pare ci siano, da diversi fronti, la cosa preoccupante è che nel giro di pochissimi giorni a Perugia si sono verificati due eventi a dir poco "anomali", questo appena descritto e la non trascrizione dell'atto di nascita del piccolo Joan in quanto figlio di una coppia lesbica e non di una famiglia 'tradizionale', che fanno riflettere e che sono destinati ad infuocare l'estate perugina.



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